giovedì 30 dicembre 2010

Botti a Capodanno

Capodanno è ormai giunto e come ogni anno porta con sé l'usanza di salutare il nuovo anno con lo scoppio di petardi. Purtroppo il giorno successivo i telegiornali raccontano le drammatiche storie di feriti, anche gravi, che ogni anno tale usanza procura. Già questo fatto ci sembra abbastanza significativo nel comprendere quanto pericoloso possa essere l'uso di petardi, troppo spesso superficialmente considerati un banale gioco.
Ma esiste anche un altro aspetto, altrettanto illuminante, contro questa insensata abitudine, un aspetto che, purtroppo, è spesso taciuto.
Provate soltanto ad immaginare cosa succede nel regno animale allo scoccare della mezzanotte e al giungere del nuovo anno. Noi uomini possiamo rimanere frastornati dai botti ma l'uomo sa a cosa essi sono dovuti. Gli animali invece non possono capire e il frastuono li riempie di terrore, oltre a costituire i petardi stessi un pericolo concreto per gli animali che si trovano in strada.
I gatti, fuggendo in cerca di rifugio in preda ad un forte stato confusionale, rischiano di essere investiti dalle auto, costituire in tal modo anche un pericolo o possono essere colpiti dai petardi lanciati casualmente in strada; i cani, se lasciati legati alla catena, possono strozzarsi nel tentativo di fuggire; i conigli, che di per sé non sono famosi per il "cuordileone" possono essere colpiti da infarto o arrecarsi dei seri danni anche all'interno delle loro gabbie.
Oltre, quindi a pregarvi di limitare il più possibile lo scoppio di qualsiasi forma di artificio, vi consigliamo di avere piccole ma necessarie attenzioni verso i vostri animali domestici. Almeno, non lasciateli in giardino, metteteli in casa, in modo che, mentre voi sarete a festeggiare, anche i vostri amici non soffrano.

La LAV da giorni porta avanti un'accorata campagna al riguardo. Vi alleghiamo la locandina con preziosi consigli. Prestatevi attenzione!




Come sempre, vi ringraziamo per l'attenzione.
Un caldo abbraccio (con tanto pelo) e l'augurio di un 2011 dove il rispetto e la pacifica convivenza (tra Uomo e Ambiente, tra Uomo e Animali, tra Uomo e Uomo) non siano soltanto un'utopia.

Lo Staff dell'Orto dei Pelosi

martedì 28 dicembre 2010

Agrifoglio

Il Natale è passato ma ancora in giro c'è aria di festa. Rimane da "leggere" un ultimo simbolo di questi giorni, il bellissimo e magico agrifoglio.

L'agrifoglio è una pianta sempreverde, spontanea, con portamento eretto e chioma piramidale. Ha foglie lucide, di colore verde scuro, con margini ondulati e muniti di spine. Ama l'esposizione al sole in un clima temperato e può raggiungere i 10 metri di altezza a seconda delle varietà.

L'abitudine di usare l'agrifoglio per decorare le abitazioni è molto antica: i druidi se ne servivano per scacciare gli spiriti maligni e Plinio il Vecchio consigliava di piantare l'agrifoglio vicino alla porta di casa per tenere lontani i cattivi. Anche nel medioevo, in molti paesi del Nord, si credeva che questa pianta potesse contrastare il potere delle tempeste nelle notti invernali.

Il nostro agrifoglio è simbolo di forza ed eternità, probabilmente per il suo aspetto rigido.

I Cristiani iniziarono ad usarlo nel periodo natalizio perché  le foglie pungenti ricordano la Corona di Spine e le bacche rosse rammentano le gocce di sangue di Gesù.

Per una volta un articolo breve, curioso e di agile lettura.
Buona giornata a tutti!

Eleonora

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale

L'Orto dei Pelosi augura un sereno Natale a tutti i suoi fedeli lettori.

Eleonora, Andrea, Sergio, Cristina

mercoledì 22 dicembre 2010

Appello!!!

Un appello da parte degli Amici di Pimpi:

RICHIESTA URGENTE DI MEDICINALI!!!
PER YOGHI, UN NOSTRO CANINO CHE SARAH HA PORTATO SU DALLA CAMPANIA,
ABBIAMO URGENTEMENTE BISOGNO DI MILTEFORAN SCIROPPO E RESURGEN.
E' URGENTISSIMO, E' MALATO DI LEISHMANIOSI IN MODO GRAVISSIMO, E'
MAGRO MAGRO, MA VOGLIAMO DARGLI UNA POSSIBILITA' PER VEDERE SE SI
RIESCE A RIPRENDERE UN PO' PER VIVERE, PERLOMENO L'ULTIMO PERIODO
DELLA SUA VITA, IN MODO DIGNITOSO, CON PERSONE CHE GLI VOGLIONO BENE
PER QUELLO CHE E' E SPECIALMENTE SENZA UNA CATENA AL COLLO O
ABBANDONATO AL FREDDO. E LA' LO SAPPIAMO CE NE SONO TANTI.
RIPETO: MILTEFORAN E RESURGEN

PER INFORMAZIONI: SARAH 328 0274065

domenica 19 dicembre 2010

Soccorriamo gli uccellini!

La neve è bella, magica e in questi giorni prenatalizi crea l'atmosfera giusta. Purtroppo crea molti disagi a noi umani e per gli animali selvatici può essere davvero mortale.
Come è noto, il manto nevoso impedisce agli uccelli di trovare cibo e nutrirsi e molti di loro (circa il 70%) muoiono a causa del freddo e della fame; gli uccellini hanno comunque un ruolo importante nella catena alimentare e nell'ecosistema: ad esempio essi ci aiutano a "tamponare" l'invasione delle zanzare e di altri spiacevoli insettti nel periodo estivo.
Consigliamo quindi a tutti di aiutarli, procurando loro qualche briciola di cui nutrirsi.

Ivano è stato così gentile da linkarmi un appello della LIPU con le istruzioni necessarie per collocare apposite mangiatoie (in ambienti sicuri, non frequentati da gatti, e possibilmente nascosti) e con utili informazioni sui "gusti" dei nostri amici pennuti.
Secondo l'articolo della LIPU possiamo aiutare gli uccelli insettivori quali Merlo, Pettirosso, Capinera, Passera scopaiola con briciole dolci (es. panettone, plum-cake), biscotti, frutta fresca; insettivori quali Cinciallegra, Cinciarella, Picchio muratore con arachidi non salate, semi di girasole, pinoli sgusciati, frutta secca tritata (noci, nocciole); granivori quali Passera d’Italia, Fringuello, Verdone, Cardellino: miscele di semi vari (miglio, canapa, avena, frumento), semi di girasole, mais spezzato.
La LIPU consiglia ovviamente di fare attenzione alla pulizia delle eventuali mangiatoie per evitare l'insorgere di germi. A tal proposito, facendo alcune ricerche sul altri siti web (ad esempio 100ambiente) si sconsiglia la somministrazione del grasso della carne (ad esempio il residuo dell'arrosto) che oltre ad essere facile al deterioramento, può sporcare le penne degli uccelli e provocare loro gravi danni.
Noi siamo soliti gettare su un tettino al di sotto della nostra finestra dello studio una buona quantità di briciole di pane toscano non salato e sinceramente i passerotti e Grazia (La Gazza Ladra, anche lei aveva diritto ad un nome) sembrano preferirlo ai plumcake. Secondo noi gli uccellini non gradiscono la presenza di alcool che in genere si trova nelle "merendine " (l'alcool è un esaltatore di sapidità) e preferiscono sapori più genuini. I siti che abbianmo consultato consigliano sia l'acquisto di apposite merendine per canarini oppure forniscono ricette di facile realizzazione (ma non molte persone, temo, hanno il tempo di mettersi a cucinare per gli uccellini).

Questo è il link che mi ha segnalato Ivano, con informazioni dettagliate:
http://www.lipu.it/news/no.asp?1085



Buona settimana a tutti e grazie per aver visitato anche oggi il nostro blog
Eleonora, Sergio, Cristina e Andrea

sabato 18 dicembre 2010

Greve sotto la neve

Venerdì 17 dic. Ore 13:  La bufera è appena comiciata


La mia Pandy...al termine della giornata il cofano faceva pari con il vetro

Sab 18 dic. ore 12

Papere Natale

La passeggiata vicino al parcheggio delle poste

venerdì 17 dicembre 2010

Neve!!!

Data la situazione...

...Cleopatra ritiene che la sua nuova sistemazione nello studio di casa Soffici sia più che gradevole =)

mercoledì 15 dicembre 2010

Blog per i Randagi

Segnaliamo un nuovo blog di annunci per adozioni di randagi. Inseriamo l'indirizzo anche tra i nostri link, così potrete ritrovarlo facilmente anche nei mesi prossimi!

www.aiutorandagi.blogspot.com

martedì 14 dicembre 2010

Un grande abbraccio...

...a Silvia che ieri si è laureata!!!! Congratulazioni da tutto l'Orto dei Pelosi, animaletti compresi.
Facci sapere come è andata!

Eleonora

lunedì 13 dicembre 2010

L'Albero di Natale


L'Albero di casa Soffici

Quella dell'Albero di Natale è, con il presepe, una delle più diffuse tradizioni natalizie. Si tratta in genere di un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro.
Può essere portato in casa o tenuto all'aperto, e viene preparato qualche giorno o qualche settimana prima di Natale (spesso nel giorno dell'Immacolata Concezione), e rimosso dopo le feste. Soprattutto se l'albero viene collocato in casa, è tradizione che ai suoi piedi vengano collocati i regali di Natale impacchettati, in attesa del giorno della festa in cui potranno essere aperti.
In genere l'albero di Natale in Italia è un peccio (Picea abies) detto anche abete rosso; mentre nell'Europa Centrale e nei Paesi nordici è comune l'uso di abeti (Abies alba o Abies nordmanniana); più raramente si usano pini o altre conifere sempreverdi, ma possono essere usati anche altri tipi di albero, come ad esempio Magnolia grandiflora.
L'immagine dell'albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. L'abete, essendo conifera sempreverde, facilmente richiama il perpetuarsi della vita anche in inverno.

Una storia racconta che un bambino, sperso nel bosco imbiancato dalla neve, si riparò nella notte sotto un abete, il quale lo abbracciò con i suoi rami per proteggerlo dal freddo dell’inverno. Al mattino l’abete, illuminato dai primi raggi del sole, sembrava risplendere di mille luci e da allora nacque la tradizione di addobbare l’Albero.

La derivazione dell'uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510).
A questo punto, da bravi ambientalisti, appare doveroso chiedersi se sia migliore un albero vero o un albero artificiale. Noi in casa abbiamo un albero finto perché abbiamo sempre pensato che un albero vero, costretto in un vaso per più di un mese, soffra (non per niente perde continuamente foglie) e una volta finite le Feste, seppur ripiantato, abbia poche possibilità di attecchire e proseguire la sua vita. Comunque sia, abbiamo raccolto un po’ di informazioni su vari siti ecologisti e abbiamo scoperto che la nostra credenza non è del tutto vera.
Entrambe le tipologie hanno pro e contro. L’albero vero, ad esempio, ha come aspetto positivo il fatto di essere biodegradabile. Una volta passate le feste, può essere trasformato in concime organico, compost, o trucioli di legno, può essere riutilizzato per fare recinzioni o destinato ad altri usi nell’edilizia.  Inoltre intrappola più anidride carbonica mentre cresce, e può essere ripiantato dopo le vacanze. Ma purtroppo ha anche delle controindicazioni. Infatti esistono pochi alberi davvero organici, nel senso che a volte coltivatori senza scrupoli utilizzano pesticidi e altre sostanze chimiche “dopanti” per far crescere più in fretta l’albero il quale, in realtà, di naturale ha ben poco. Altri aspetti negativi sono che gli alberi potrebbero essere stati trasportati in tutto il Paese, aggiungendo ai costi ed alle emissioni, l’impronta del carburante; deve essere innaffiato regolarmente non tutti hanno a disposizione un giardino in cui ripiantarlo.
 Per quanto riguarda l’albero artificiale, esso può essere utilizzato per diversi anni, è meno costoso e più pratico per chi vive in città ed in appartamento. Il principale problema è che un albero sintetico è realizzato in gran parte utilizzando materie plastiche e metalli, tra cui il piombo, che non sono biodegradabili. Spesso  gli albero artificiali sono spediti su lunghe distanze, dato che la maggior parte della produzione è made in Cina e quindi implicano una grande quantità di inquinamento per la produzione, il trasporto e lo smaltimento.
Se optate per l’albero vero compratelo in un vivaio vicino casa, informandovi sull’utilizzo di pesticidi e valutando come e dove ripiantarlo e restituirlo alla fine delle feste. Se la vostra scelta ricade sull’albero artificiale, assicuratevi che non sia stato prodotto a migliaia di chilometri di distanza e riutilizzatelo per più anni.
Speriamo anche oggi di avervi offerto una lettura istruttiva e interessante!
Buona Giornata,
Eleonora

sabato 11 dicembre 2010

13 Dicembre: Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia!

Il 13 dicembre il calendario cristiano festeggia Santa Lucia e secondo la credenza popolare quel giorno è il più corto dell’anno.
La storia di Santa Lucia da Siracusa narra di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire catanese, pregarono S. Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'Imperatore Diocleziano (editto di persecuzione del 303 d.C.). Lucia viene sottoposta a processo e a tortura ma esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata.
Privo di ogni fondamento storico ma importante per la tradizione popolare e per tutta l’iconografia riguardante la Santa è l'episodio di Lucia che si strappa gli occhi: la devozione popolare ha da sempre invocato Santa Lucia come protettrice della vista a causa del suo nome Lucia (da Lux, luce).
Contrariamente a quanto si pensa non è Santa Lucia (il 13 dicembre) il giorno più corto dell’anno, ma, ragionevolmente, il 21 o 22, quando si verifica il solstizio invernale.
Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale a quando, prima del 1582, la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio cadeva proprio fra il 12 e il 13 rendendo quindi questo il giorno più corto dell’anno. Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII decretò che si passasse direttamente dal 4 Ottobre al 15 Ottobre, togliendo quindi i 10 giorni di sfasatura accumulati negli oltre 10 secoli precedenti. Il solstizio passò così al 21-22 dicembre (come oggi) ma la festa della santa rimase sempre al 13.
Tuttavia va rilevato che ancora oggi attorno al 13 dicembre si ha effettivamente un “accorciamento” delle giornate, nel senso che questo è il periodo dell’anno in cui il Sole tramonta più presto (e per questo la tradizione di Santa Lucia ha ancora una base logica):  per le prime due settimane di dicembre l’orario del tramonto si mantiene quasi costante, tra le 16,41 e le 16,42 (per una località di media latitudine italiana); durante il solstizio il Sole tramonta un po’ più tardi, circa 3 minuti dopo, alle 16,44, ma anche l’alba è ritardata di alcuni minuti, avendo luogo alle 7,37: in definitiva, pur tramontando dopo, il Sole resta sopra l’orizzonte circa 3 minuti in meno rispetto al giorno 13, e si ha il dì più corto dell’anno.
Il solstizio invernale (che quest’anno capiterà il 22) si ha quando il Sole tocca il punto più meridionale del suo tragitto annuo (apparente) intorno alla Terra. Trovandosi ben 23,5° più “basso” che non agli equinozi (21 marzo, 22 settembre), il Sole risulta molto basso (e quindi poco caldo) a mezzogiorno, sorge tardi e tramonta tardi, per cui le ore di luce sono poche e il nostro emisfero viene poco riscaldato dai suoi raggi. Nel giorno del solstizio d’inverno inizia ufficialmente l’inverno nell’emisfero boreale (e l’estate in quello australe).
Il motivo per cui il tramonto avviene prima all’inizio di dicembre anziché al solstizio, dipende dal fatto che mentre la Terra ruota su se stessa con velocità costante, non fa altrettanto nella sua rivoluzione intorno al Sole, provocando così una differenza variabile fra l’ora solare vera e quella segnata dai nostri orologi. L’anticipo che il Sole ha sui nostri orologi si riduce molto rapidamente all’inizio di dicembre (perde 8 minuti in 20 giorni), mentre cala la velocità con cui le giornate si accorciano (le giornate si accorciano di quasi 2 minuti all’inizio del mese mentre al solstizio sono costanti). Per questo il Sole riesce a tramontare con 3 minuti di anticipo attorno Santa Lucia rispetto al solstizio.


Anche oggi un luuuuuungo articolo informativo sulle nostre credenze e tradizioni!
Grazie per averci letto!
Ele

mercoledì 8 dicembre 2010

Rudolph, la renna dal naso rosso

 Si avvicina il Natale e abbiamo pensato di raccontarvi una bella storia...naturalmente il protagonista ha la pelliccia =)


Lassù nel nord, dove le notti sono più scure e più lunghe e la neve è molto più bianca che alla nostra latitudine, là abitano le renne. Ogni anno Babbo Natale si reca in quel luogo per cercare gli animali più forti e più veloci per trasportare nell'aria la sua enorme slitta. Da quelle parti viveva una famiglia con cinque piccoli. Il più giovane rispondeva al nome di Rudolph ed era un piccolo particolarmente vivace e curioso, infilava il suo naso dappertutto. Ed era un naso veramente particolare. Sempre, quando il suo piccolo cuore di renna batteva un po' più forte per l'agitazione, diventando così rosso come il sole incandescente poco prima del tramonto. Ugualmente, se era allegro o arrabbiato, il naso di Rudolph si illuminava in tutto il suo splendore.I suoi genitori ed i suoi fratelli si divertivano con il suo naso rosso, ma già all'asilo delle renne era diventato lo zimbello di quei birbanti a quattro zampe. “Questo è Rudolph con il naso rosso” cosi lo chiamavano e ballavano tutto intorno a lui, mentre lo indicavano con i loro piccoli zoccoli.

E nella scuola elementare le piccole renne lo prendevano in giro come potevano. Rudolph cercava con tutti i mezzi di nascondere il suo naso, a volte lo dipingeva con del colore nero. Giocava a nascondino con gli altri ed era contento che stavolta non lo avevano scoperto. Ma nello stesso momento il suo naso cominciava ad illuminarsi cosi tanto che il colore si sfaldava. Un'altra volta si infilò nel naso un cappuccio nero di gomma. Ma riusciva a respirare solo con la bocca. E non appena iniziava a parlare sembrava che avesse una molletta attaccata al naso. I suoi compagni si tenevano la pancia dal ridere, ma Rudolph correva a casa e piangeva amaramente. “Non giocherò mai più con questi stupidi”  - diceva piangendo e le parole dei suoi genitori e dei suoi fratelli riuscivano a consolarlo solo un poco.

I giorni diventano più corti e come ogni anno si annunciava la visita di Babbo Natale. In tutte le famiglia di renne i ragazzi giovani e forti si facevano belli. Le loro pellicce venivano a lungo strigliate e spazzolate fino a che non rilucevano del colore del rame, le corna venivano pulite con la neve finchè non risplendevano alla fioca luce degli inverni del nord. E poi finalmente era arrivato il momento. In un piazzale gigantesco dozzine di renne, impazienti e nervose, raspavano con i loro zoccoli ed emettavano richiami belli ed allo stesso tempo terrificanti per impressionare i concorrenti. Tra di loro c'era anche Rudolph, la cui forza ed il cui vigore era superiore a quello degli altri partecipanti. Puntualmente, al momento stabilito, Babbo Natale atterrò dal vicino paese di Natale, dove era la sua casa, con la sua slitta trainata solo da Donner, il suo fedele caporenna. Una neve leggera era iniziata a cadere e l'ondeggiante mantello rosso era coperto da punti bianchi. Babbo Natale si mise subito al lavoro ed esaminò ogni animale. Sempre borbottava poche parole nella sua lunga barba bianca. A Rudolph sembrò un'eternità. Quando la fila arrivò a lui, il suo naso diventò incandescente per l'agitazione, quasi luminoso come il sole. Babbo Natale arrivò verso di lui, sorrise amichevole e scosse la testa. “Sei grande e robusto. E sei un bellissimo giovanotto – disse – ma purtroppo non posso sceglierti. I bambini si spaventerebbero a vederti”.

La tristezza ed il dolore di Rudolph non avevano limiti. Più veloce che poteva corse attraverso il bosco e scalpitò ruggendo nella neve alta. I rumori e la luce rossa visibile da lontano attirarono una piccola Elfa. Prudentemente gli si avvicinò, gli posò una mano sulla spalla e chiese: ”Cosa ti è successo?”. “Guarda come brilla il mio naso. Nessuno ha bisogno di una renna con il naso rosso” rispose Rudolph. “Conosco bene questa sensazione” - disse la piccola Elfa -“ io vorrei lavorare nel paese di Natale con tutti gli altri Elfi. Ma sempre, quando sono agitata, le mie orecchie iniziano a tremare. E le orecchie tremolanti non piacciono a Babbo Natale”. Rudolph sollevò lo sguardo, con gli zoccoli si asciugò le lacrime dagli occhi e vide una bellissima Elfa, le cui orecchie si muovevano qua e là al ritmo di un battito di ali. “Il mio nome è Herbie” - disse timidamente. E mentre si guardavano negli occhi, l'uno con un naso rosso scintillante, l'altra con le orecchie tremolanti che si muovevano a ritmo, scoppiarono a ridere all'improvviso e risero fintanto che non fece male loro la pancia. In quei giorni fecero amicizia, chiaccherarono fino a notte tornando a casa solo all'alba. Con passi da gigante si avvicinava il tempo del Natale. In quei giorni Herbie e Rudolph si incontravano molte volte nel bosco.

 Tutti erano cosi occupati con i preparativi per le feste natalizie, che nessuno faceva caso che il tempok, giorno dopo giorno, andava peggiorando. Due giorni prima di Natale la Fata del Tempo consegnò a Babbo Natale il bollettino meteorologico. Questi, con il viso preoccupato alzò lo sguardo al cileo e sospirò rassegnato: “Quando domani attaccherò le renne, seduto sulla cassetta non riuscirò a vederle. Come potrò trovare la strada per arrivare alle case dei bambini?”. Quella notte non riuscì a dormire.Continuava a lambiccarsi il cervello per trovare una via d'uscita. Infine indosso il mantello, gli stivali ed il cappello, attaccò Donner alla slitta e si incamminò verso la Terra. “Forse troverò là una soluzione” pensò.

Mentre iniziava a volare, nevicava con fitti fiocchi. Così fitti che Babbo Natale riusciva appena a vedere. C'era solo una luce rossa che illuminava così chiaramente come se davanti a lui ci fosse un'enorme quantità di gelato alla fragola. Babbo Natale amava il gelato alla fragola. “Salve” - disse - “che naso bellissimo ed eccezionale che hai! Se proprio quello di cui ho bisogno. Che cosa ne pensi di correre davanti alla mia slitta e di mostrarmi così la strada per raggiungere i bambini?”. Appena Rudolph ascoltò le parole di Babbo Natale, per l'emozione gli cadde per terra l'albero di Natale che stava trasportando. Poi lentamente riprese il controllo di sé stesso. “Naturalmente, lo farò volentieri. Mi fa un enorme piacere.”. Ma all'improvviso diventò molto triste. “Ma come faccio a trovare poi la strada per tornare indietro al paese di Natale, se nevica cosi fitto?”: Nello stesso momento in cui pronunciava quelle parole gli venne un'idea. “Torno subito” - disse - mentre già correva ad un veloce galoppo verso la strada del bosco, lasciando indietro uno stupito Babbo Natale. Pochi minuti dopo, tornavano indietro una renna con il naso rosso ed una piccola Elfa con le orecchie tremolanti. “Lei può condurci indietro, Babbo Natale” - disse Rudolph, pieno di orgoglio, indicando Herbie - “lei conosce la strada”. “Questa è una magnifica idea” - tuonò Babbo Natale - “ Ma adesso devo tornare indietro. A più tardi.”

 E cosi successe che, per Natale, Babbo Natale fosse accompagnato da una renna con il naso rosso e da un'elfa con le orecchie tremolanti. Rudolph il giorno successivo, per le sua bellissima azione, venne festeggiato da tutte le renne entusiaste. Il giorno successivo ballarono e cantarono nella piazza principale dicendo:” Rudolph dal naso rosso sei entrato nella storia!”. E deve essere stato così, che qualcuno ha visto Babbo Natale ed i suoi aiutanti, altrimenti nessuno avrebbe raccontato questa storia.

domenica 5 dicembre 2010

Un Grazie...

...immenso agli Amici di Pimpi, così generosi che ieri in occasione della raccolta pappa presso Panorama - I Gigli, ci hanno donato tantissime cose per i nostri pelosi. Grazie, davvero dal profondo del cuore!

sabato 4 dicembre 2010

ADOZIONE URGENTISSIMA



METICCIO, MASCHIO, MANTELLO NERO CON TRIANGOLO BIANCO SUL PETTO, COLLARINO ROSSO,  ANZIANO,  NON HA MICROCHIP E IL TATUAGGIO E' ASSOLUTAMENTE ILLEGGIBILE (SI VEDE SOLO UN'OMBREGGIATURA), E' STATO VISITATO DALLO STUDIO VETERINARIO FINETTI. IL CANE E' DI INDOLE TRANQUILLISSIMA, HA UNA PICCOLO "IRRIGIDIMENTO" DELLA ZAMPA POSTERIORE DX (MA VISTA L'ETA' 12/13 ANNI...).
Chi fosse intenzionato all'adozione può contattare la Polizia Municipale di Greve in Chianti tel.055/853511 oppure la mai:l icanidigreve@gmail.com.

In  questo momento il cane è in stallo a casa di Ivano ma Ivano ha 5 gatti, terrorizzati dal nuovo inquilino e non potrà tenerlo per molti giorni. Aiutateci a non farlo finire in canile!!!!!!!!!!!!!!!!

lunedì 29 novembre 2010

Simon's Cat 'Cat Man Do'

Thanksgiving Day

 Nei giorni scorsi negli Sati Uniti è stato festeggiato il Giorno del Ringraziamento. Ascoltando il telegiornale ci ha colpito la notizia che il Presidente Obama ha scelto due tacchini che non sarebbero stati uccisi e mangiati durante i grandi banchetti di quel giorno. Fortunati tacchini...gli altri un po' meno! Molte feste umane, purtroppo, sono legate al massacro sistematico di un singolo animale (si pensi alla nostra Pasqua) per leggende e tradizioni molto difficilmente eliminabili.
Incuriositi dalla notizia, abbiamo raccolto su Wikipedia alcune informazioni. Cos'è il Giorno del Ringraziamento?


Il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa osservata negli Stati Uniti d'America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.
Questa storica tradizione, in origine di derivazione religiosa ma ora considerata secolare, risale all'anno 1621. Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623 William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l'ordine:

« Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli, radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. »


I Padri pellegrini,perseguitati in patria per le loro idee religiose piuttosto integraliste, decisero di abbandonare l'Inghilterra e andare nel nuovo mondo, l'attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, erano arrivati sulle coste americane nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l'Oceano Atlantico, durante il viaggio molti si ammalarono e tanti morirono. Quando arrivarono l'inverno era ormai alle porte, si trovarono di fronte ad un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini avevano portato dall'Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori, ma vuoi per la natura del terreno vuoi per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche per l'anno successivo se non fossero intervenuti i nativi americani (gli indiani) che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e gli animali da allevare, in specie il granturco ed i tacchini. Dopo il duro lavoro degli inizi i Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. Alla festa i coloni invitarono anche gli indigeni ai quali dovevano molto se la loro comunità aveva potuto superare le iniziali difficoltà di adattamento nei nuovi territori gettando le basi per un futuro prospero e ricco di ambiziosi traguardi. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono delle pietanze che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e la zucca - insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline.
Il 29 giugno 1676 Edward Rawson redasse una proclamazione ufficiale di Thanksgiving per conto del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, che aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani", cioè gli stessi nativi americani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth.
Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese. Le tredici colonie (i primi stati americani) non celebrarono contemporaneamente il Giorno del ringraziamento fino all'ottobre del 1777, quando ne fu indetto uno per festeggiare la vittoria contro gli inglesi a Saratoga nella guerra per l'indipendenza. Fu George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti d'America, a dichiarare la festa per tutti gli stati nel 1789 proclamando una giornata nazionale di ringraziamento. Molti risero dell'idea, a cominciare da Thomas Jefferson, che da presidente non vi diede alcun seguito. Ma a metà del XIX secolo il Thanksgiving era diffuso nella maggior parte del territorio americano e osservato da tutti gli strati sociali, dai ricchi ai meno abbienti.

Raccolta Pappa!!!!

Sabato 4 dicembre, dalle ore 17 alle ore 21.30, l'Orto dei Pelosi sarà presente presso Panorama-I Gigli in occasione della raccolta pappa organizzata da "Gli amici di Pimpi". Alessandra, l'organizzatrice della manifestazione, è stata così gentile da invitare anche noi. Venite a trovarci numerosi!!!!

Eleonora

giovedì 25 novembre 2010

Piero

Piero è un micione buonissimo, di circa un anno, in stallo nell'appartamento dei miei genitori. E' spaventato perché è stato abbandonato ma gradisce molto la compagnia umana. Forse Piero ha gia trovato una famiglia che lo adotterà...speriamo perché ha veramente bisogno di tranquillità.

mercoledì 24 novembre 2010

Alcuni nuovi scatti

Buonasera a tutti! Fare foto ai nostri pelosi è uno sport molto divertente. Ecco a voi gli ultimi scatti!


Grisby e Polverino (sullo sfondo)

Snoopy

Cristoforo Colombo

Norberta da baci

Norberta da coccole

Minerva McGrannith Soffici (per gli amici, Minnie)

Mirtilla e Minnie

Mirtilla Malcontenta Soffici

Cleopatra Soffici
Minnie, Mirtilla e Cleopatra non fanno propriamente parte dell'orto dei pelosi, sono le gatte di casa mia e di mio marito...ma sono pur sempre pelose, no?!

Grazie per averci visitato anche oggi!
Eleonora

lunedì 22 novembre 2010

Germano Reale

 Le sponde del nostro fiume paesano sono abitate da tanti pennuti, non sempre, purtroppo, amati dai nostri concittadini che li ritengono sono "fonte di sporco". Il germano è una delle specie più diffuse.

Il Germano reale è l'anatra più comune, più amata e purtroppo più cacciata in tutto il mondo. Originaria dell'Emisfero Nord (Eurasia), si trova un po' ovunque si trovino specchi d'acqua ma è quasi sconosciuta in Sardegna e in Spagna; raramente si rinviene al disotto della Corsica ed il mediterraneo sembra essere il limite a sud del suo habitat.
Il maschio presenta la testa verde con riflessi metallici verdi, un collare bianco e il collo, fino a buona parte del petto, bruno rossiccio. I fianchi sono grigio perla e il ventre è bianco. Il sottocoda è nero e la coda bianca con copertura nero-verdastra (quattro penne della coda sono arricciate). Il dorso è grigio-bruno e le ali grigio scuro con un'evidente banda verde-blu. Il becco è giallo-verdognolo, le zampe rosso-arancione e l'occhio bruno.  La femmina è di colore bruno-grigio  variegato uniforme; ha la banda verde-blu sulle ali. Il piumaggio è a fondo nocciola. Il becco è di colore ardesia. Gli arti sono di colore rosso-arancione.
Gli esemplari giovani sono molto simili alle femmine.


 La taglia varia da 41 a 66 cm,  il peso medio del maschio corrisponde a circa  1 kg mentre la femmina è generalmente più leggera.
Praticamente onnivoro, il germano reale si ciba di tutto ciò che riesce a trovare immergendo il becco sott'acqua o razzolando sul terreno. E' poco chiassoso: il suono del maschio è più debole di quello della femmina. Le coppie si formano nel tardo autunno e si riproducono nella primavera successiva. Le femmine depongono da 9 a 15 uova di colore tendente al verde in nidi nascosti in anfratti del terreno e al coperto, tra rocce o cespugli. Le femmine sono dotate di spiccato senso materno.


Con mio marito abbiamo spesso notato che i alcuni grevigiani talvolta gettano un po' di cibo alle anatre della Greve, spesso però sporcando davvero gli argini del fiume e dando giustamente adito a polemiche e recriminazioni. Cerchiamo, quindi, di cibare questi animali ma con del buon senso: è inutile gettare sacchetti in plastica pieni di pane e chiusi...le papere non sanno aprirli e i sacchetti rimangono lì. Dedichiamo un po' più di tempo a questa operazione e gettiamo il cibo direttamente nell'acqua, spezzettato e nella giusta quantità...vedrete che le papere accorreranno e non lasceranno nessun segno del nostro passaggio (hanno sempre una fame da lupi!).

Buona giornata a tutti!
Eleonora

domenica 21 novembre 2010

Giornata Internazionale dell'Albero

Domenica 21 novembre è la prima Giornata Nazionale dell’Albero, istituita nel 2010 dal disegno di legge del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, delle Politiche agricole, del Corpo Forestale dello Stato, delle Regioni e dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani.
Una serie di iniziative si svolgeranno oggi su tutto il territorio nazionale con l'unico obiettivo di mettere in primo piano l’importanza del patrimonio arboreo e boschivo del nostro Paese.
Il momento clou della giornata sarà a mezzogiorno quando, contemporaneamente in ogni città, sarà piantata una piantina arborea di specie autoctone proporzionale ai nati del Comune sulla base della popolazione residente. Più di 11.000 alberi sono già stati donati ai Comuni per facilitare l'organizzazione e saranno piantati in luoghi simbolici o di valore particolare per la città.
"L'entusiasmo con cui è stata accolta la Giornata dell' albero, ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è il miglior viatico per la riuscita di una manifestazione che vuole coinvolgere tutti gli italiani nella tutela e valorizzazione dell'ambiente. Gli alberi non sono soltanto elementi essenziali dell'arredo urbano ma svolgono un ruolo fondamentale per l'assorbimento di Co2, riduzione dell'inquinamento acustico e la prevenzione del dissesto idrogeologico. E' necessario, dunque, promuovere e incrementare la cultura del verde con iniziative come questa. Sono certa che ogni Comune, ha concluso la Prestigiamo,  potrà rendere questa Giornata una significativa occasione di gioia e partecipazione collettiva, organizzando iniziative sul tema anche in collaborazione con le associazioni ambientaliste e le scuole del territorio".
Il ministero dell’Istruzione, la scorsa settimana, aveva già diramato una circolare a tutte le scuole con l’invito a effettuare attività riguardanti la conoscenza degli alberi, la loro importanza e il rispetto per la natura. Le prime 500 scuole che hanno aderito alla Giornata hanno ricevuto 5 alberelli da piantare nei cortili o giardini.

Sul sito del ministero, www.minambiente.it, nella pagina web dedicata, sono disponibili tutte le informazioni sulla Giornata che coinvolgerà oltre 550 Comuni.

martedì 16 novembre 2010

L'estate di San Martino

L'11 Novembre la Chiesa festeggia San Martino, Santo di origine ungherese, che visse nel IV sec. d.C.,  fu vescovo di Tours, fondò una comunità di asceti considerata il primo monastero databile in Europa (nel 361 a Ligugé) e per la sua opera di evangelizzazione è conosciuto in tutta Europa.
L'11 Novembre è' una delle date più famose dell'anno, perché è legata alla celebre "Estate di San Martino", un periodo mite che interrompe la discesa verso l'Inverno. La credenza popolare nasce dalla leggenda del Santo: figlio di un ufficiale dell'esercito romano e arruolato anch'egli giovanissimo nella cavalleria imperiale, un giorno San Martino, passando a cavallo, con la propria spada divise in due parti il proprio mantello per riparare dal freddo un povero mendicante. Il Signore "ricompensò" il Santo inviando un clima mite e temperato quando oramai esso volgeva al freddo dell'Inverno incipiente.
Non è chiaro quando sia nata la leggenda del mantello, né quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al periodo di bel tempo che spesso insorge nel corso della seconda decade del mese di Novembre.
E' probabile che risalga a tempi antichissimi, di poco seguente alla morte del Santo, e che si sia diffusa poi rapidamente in tutta Europa, tanto che l'"Estate di San Martino" è conosciuta praticamente ovunque, e perfino negli Stati Uniti, dove questo periodo di intervallo di bel tempo viene definita "Estate Indiana".
Una spiegazione di questo miglioramento del tempo nella seconda decade di Novembre potrebbe essere nell'andamento tipico stagionale di questo mese che presenta anche dei tipici "ripensamenti" di tempo più mite, in un'alternanza caratteristica delle stagioni intermedie. Francesco di Franco, uno dei padri della meteorologia italiana, riteneva che la comparsa di periodi anticiclonici in date fisse corrispondesse all'attraversamento da parte del nostro pianeta di polveri cometarie, in questo caso dello sciame meteorico delle Leonidi, che raggiunge il suo massimo attorno al 17 Novembre, e le cui polveri in atmosfera potrebbero essere una causa di questi rinforzi anticiclonici.
All'estate di San Martino è dedicata anche una celebre poesia di Giosué Carducci:

"La nebbia agli irti colli,
piovigginando sale,
 e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo,
al ribollir dei tini,
va l'aspro odor dei vini
l'animo a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando;
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi di uccelli neri
come esuli pensieri
nel vespero migrar."

 Siamo un po' in ritardo con questo articolo, avremmo dovuto pensarci qualche giorno fa, ma è pur sempre una notizia curiosa e ci sarebbe dispiaciuto dover aspettare al prossimo anno per documentarvi. La cultura popolare è importante e purtroppo sta andando perduta...speriamo di contribuire a tenerla viva nei nostri cuori (la poesia di Carducci ha accompagnato l'infanzia di tutti noi!).
Buona giornata a tutti!
Eleonora

lunedì 15 novembre 2010

Le migrazioni degli uccelli

  Le migrazioni degli uccelli costituiscono uno dei fenomeni più affascinanti e misteriosi del mondo naturale. Nate probabilmente in conseguenza dei profondi mutamenti climatici ed ambientali del Cretaceo, le migrazioni hanno da sempre affascinato il genere umano, che si è a lungo interrogato sulle repentine apparizioni e sparizioni di molte specie di uccelli, a volte proponendo spiegazioni che oggi sappiamo essere del tutto erronee: ancora nel XVIII secolo il grande Linneo credeva che in autunno le rondini si immergessero nelle paludi gelate, da dove riaffioravano in primavera in forma di anfibi . La teoria della trasmutazione delle specie che trova origine addirittura nel pensiero di Aristotele (IV sec. a.C.), forse il primo a riportare considerazioni sulle migrazioni degli uccelli nel suo “Historia animalium”; egli fu seguito in questo studio nei secoli successivi da personalità come Plinio il Vecchio od il naturalista francese Buffon (XVII sec.) e sino ai giorni nostri, dove le migrazioni sono tuttora oggetto di centinaia di articoli e studi scientifici ogni anno. Eppure, dopo tanti anni di ricerche e nonostante gli indubbi progressi conoscitivi su questo fenomeno, sono ancora molte le domande che non hanno ancora ottenuto piena risposta.
È stato accertato che non tutte le specie di uccelli migrano, ma la maggioranza di essi compie comunque spostamenti più o meno lunghi, per poter raggiungere l'obiettivo finale, cioè la sopravvivenza. Infatti le variazioni climatiche stagionali ed ambientali si traducono, in buona parte delle aree del pianeta, in carenza di cibo e in situazioni sempre più difficili (freddo, terreno innevato, assenza di vegetazione, meno disponibilità di luce) per poterlo reperire. Ecco allora la convenienza a spostarsi, proprio come fanno peraltro anche moltissime altre specie di animali: dalle farfalle Monarca, alle balene, sino a gnu e bisonti.
Per alcune specie ornitiche (per esempio quelle alpine come il Picchio muraiolo o la Cincia dal ciuffo) ciò significherà compiere movimenti altitudinali, scendendo dalle alte quote verso le zone più confortevoli di fondo valle. Ma per molte altre migrare vorrà dire compiere pericolosi viaggi di migliaia di chilometri, che in alcuni casi potranno anche durare mesi, attraverso deserti, mari e montagne, sfidando le mille insidie della natura e dell'uomo.



Tra gli uccelli la migrazione più lunga conosciuta è quella della Sterna artica, che dalle falesie e spiagge dei mari del Nord, raggiunge addirittura l’Antartide (Polo Sud), dopo un viaggio medio di oltre 17.000 Km.! Ma anche la piccola Cannaiola verdognola vola dall'Europa al Sud Africa, o il Falco della Regina, che arriva sino al Madagascar.


Per compiere questi viaggi gli uccelli si attrezzano con sofisticati adattamenti fisiologici e strategie comportamentali. In particolare intensificano l'attività trofica, integrata da cibi ricchi zuccheri e modificano il metabolismo aumentando la sintesi dei lipidi. Tutto ciò permette un rapido accumulo di grasso che in alcuni casi (es. Beccafico) si manifesta con un aumento di peso anche del 70-80%.


Al pieno di benzina si affianca poi la revisione della macchina. Ovvero nelle settimane che precedono la partenza la maggior parte degli uccelli migratori rinnova il proprio piumaggio attraverso la muta, totale o parziale e con diverse varianti, in modo da aumentare l'efficienza del volo e quindi risparmiare energia. Le fasi di preparazione, che si manifestano spesso attraverso una progressiva inquietudine, e soprattutto il momento della partenza sono regolati da una sorta di complesso “orologio biologico interno” di tipo ormonale e neuronale che a sua volta risente del fotoperiodo, delle temperature esterne e di altri fattori ambientali.
Per molti aspetti la migrazione è una gara contro il tempo: per accumulare energie, per raggiungere una buona efficienza del piumaggio, per partire nel momento atmosferico migliore, per raggiungere prima di altri le zone di alimentazione lungo il tragitto. Per questo appena è possibile gli uccelli partono. Addirittura i maschi di alcune specie, una volta espletata la loro funzione di riproduttori, se ne vanno senza aspettare le femmine o i giovani. Uno dei migratori più precoci è per esempio il Cuculo, che non ha bisogno di impiegare tempo nell'allevamento della prole, lasciata in eredità alle specie parassitate. Le strategie migratorie sono comunque molto ampie e diversificate e si può dire che quasi ogni specie ha messo a punto il suo modello migliore. Nella maggior parte di quelle che migrano a breve o media distanza, ad esempio, le femmine si spostano più lontano dei maschi ed i giovani più lontano degli anziani. E' il caso della Sula, di molti gabbiani o di limicoli come il Combattente, i cui maschi, più grossi di femmine e giovani, possono svernare a latitudini più alte. Tra l'altro questa soluzione permetterà ai maschi, in primavera, di giungere nelle aree di nidificazione prima delle femmine, in modo da cominciare a scegliere i territori migliori.
Il volo migratorio, anche per specie solitamente diurne, avviene nella maggior parte dei casi di notte, quando il dispendio energetico è minore e ci si può orientare con le stelle. La possibilità di percepire il campo magnetico terrestre e i riferimenti geografici appresi sono poi gli altri principali elementi che sembra consentano l'orientamento durante il volo.
I percorsi seguiti sono un misto tra quanto indotto da un istinto formatosi nel corso di migliaia di generazioni e tra quanto appreso e trasmesso con l'esperienza dagli individui più anziani. Per esempio nelle oche gli individui più esperti si danno il cambio come capi-stormo guidando il resto del gruppo. Fermo restando che non sempre la via migliore è quella più breve. 

Molti uccelli (es. rondini ed altri piccoli Passeriformi) migrano volando su un fronte allargato  ma i principali elementi del paesaggio come fiumi, montagne, coste e isole possono fungere da riferimenti influenzando la direzione di migrazione a livello locale. Ostacoli geografici (es. Alpi) possono poi far confluire gli uccelli verso territori circoscritti e comportare quindi una concentrazione temporanea, mentre solo un numero ridotto di specie (es. la Cicogna bianca o alcuni rapaci) migra in veri e propri stretti corridoi.
Per la sua posizione al centro del bacino Mediterraneo e per la particolare conformazione, l'Italia costituisce un vero e proprio ponte tra l'Europa e l'Africa, attraversato due volte all'anno da un incessante flusso di centinaia di milioni di uccelli.
Naturalmente per i migratori il viaggio non è facile. Sebbene la mortalità naturale legata allo stress migratorio, contrariamente a quanto normalmente si crede, sia in genere piuttosto bassa, il calo che si sta osservando negli ultimi anni di molte popolazioni di uccelli migratori sembra essere piuttosto legato a cause antropiche, come le profonde modifiche ambientali nelle zone di svernamento, in quelle di transito e nei siti riproduttivi. Il bracconaggio è un altro fattore di impatto importante, soprattutto nei paesi mediterranei. In Italia zone come le prealpi bresciane e bergamasche, le isole pontine e quelle del golfo di Napoli o, ancora almeno in parte, lo Stretto di Messina, sono terreno minato per ogni volatile di passaggio contrariamente alle leggi nazionali e comunitarie. In particolare viene violata la fondamentale Direttiva “Uccelli” n.409/79/CEE, che tutela l'avifauna europea.

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Eleonora


venerdì 12 novembre 2010

Specismo

Nel breve dibattito aperto la settimana scorsa riguardo alla pratica dell'allevamento intensivo, Silvia e Ivano ci hanno consigliato la lettura di un testo di Peter Singer riguardo ai diritti animali (di cui ho potuto parlare con Ivano anche questa mattina). Visto che non ero preparata sull'argomento e non conoscevo l'autore (chiedo venia ma sono piuttosto "fresca" come attivista) ho fatto qualche breve ricerca per documentare quanti frequentano questo blog e magari, come me, sono ancora ignoranti (nel senso etimologico del termine, naturalmente!). Spero di non annoiarvi troppo! 

Specismo è un termine coniato da Richard Ryder per descrivere la pratica discriminatoria dettata dalla diffusa convinzione che gli esseri umani godano di uno status morale superiore e che quindi debbano godere di maggiori diritti rispetto agli altri animali.
Lo specismo viene condannato da quanti cercano di difendere i diritti degli animali (come accade nelle opere di Peter Singer e Tom Regan) ma anche degli esseri umani più indifesi (neonati, handicappati mentali, malati in coma). E questo è un dato importante, visto che gli animalisti spesso vengono accusati di amare più gli animali che gli uomini.
Un po' di notizie riguardo agli autori citati in questo breve articolo:
Richard Ryder è uno psicologo inglese (nato nel 1940) che da lunghi anni si batte per l'abolizione degli esperimenti sugli animali. La sua opera più famosa è "Victims of Science" in cui descrive dettagliatamente l'uso degli animali ai fini della ricerca medica.
Peter Singer è invece un filosofo australiano, che nel suo testo più noto, "Liberazione animale", citato da Silvia questa settimana, espone le proprie tesi contro lo specismo. Secondo Singer lo stile di vita più giusto è quello che porta al benessere del maggior numero di senzienti; in questa categoria egli tuttavia include non solo gli esseri umani ma anche tutti gli animali in grado di soffrire e quindi dotati di una "preferenza a non soffrire". Gli animali sono in grado di provare dolore e non solo dolore fisico (si pensi all'angoscia di una madre separata dai cuccioli). E, altro concetto importantissimo, Singer ritiene che tutti noi siamo responsabili non solo di quello che facciamo ma anche di quello che avremmo potuto impedire o che abbiamod eciso di non fare.
Tom Regan  è un filosofo statunitense che ha dedicato i suoi studi alle tematiche relative ai diritti degli animali e all'animalismo. È autore di quattro libri sull'argomento, tra cui The Case for Animal Rights, considerato uno dei testi chiave del movimento per la liberazione degli animali. La tesi fondamentale di Regan è che gli animali non-umani sono soggetti di vita, esattamente come gli esseri umani, e che, se si accetta l'idea di dare valore alla vita di un essere umano a prescindere dal grado di razionalità che questi dimostra, allora si deve dare un valore simile anche a quella degli animali non-umani.

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Eleonora

domenica 7 novembre 2010

Pranzo per il gattile di Bagno a Ripoli

Interessante segnalazione tratta da uno dei contatti facebook:

PRANZO SOCIALE PER IL GATTILE AMA di BAGNO A RIPOLI FIRENZE:
Domenica 21 novembre ore 12,30 pranzo sociale per il gattile presso la Misericordia di Badia a Ripoli in Via Chiantigiana Firenze. Solo su prenotazione e numero massimo di posti 100. Contributo Euro 18 a persona. Per prenotazione e info 055-3215532 (lasciare un messaggio in s...egreteria telefonica). Prenotare entro giovedì 18 novembre. E' possibile fissare il menù vegetariano.

Il Cinghiale

Visto che Ivano ha rammentato i cinghiali, molto diffusi nella nostra zona, ecco alcune informazioni!

 Il cinghiale è molto diffuso in Toscana ed in tutto il centro sud. La macchia mediterranea, i boschi di pianura, le zone umide con corsi d'acqua o paludi sono il suo habitat naturale. I cinghiali attualmente presenti in Toscana sono il frutto di incroci con i cinghiali provenienti dall'Europa orientale (più prolifici e di dimensioni più grandi) introdotti in Italia a scopo venatorio.
Dalla forma massiccia con il suo corpo robusto e tozzo, ricoperto da un mantello formato da pelo ispido e lunghe setole rigide, il cinghiale è riconoscibile per la sua testa molto allungata con il muso dal caratteristico grifo. I canini sono molto sviluppati e formano le cosiddette zanne che raggiungono i 15 cm di lunghezza.
Il Cinghiale è un animale onnivoro e la sua alimentazione varia dai bulbi, tuberi, radici, ghiande, grano, mais alle uova, nidiacei di uccelli, anfibi, rettili e piccoli roditori. Caccia in prevalenza al tramonto o di notte mentre nelle ore diurne si rifugia nel fitto sottobosco.
Il periodo riproduttivo va da novembre a febbraio/marzo, la gestazione dura circa 4 mesi. Il numero dei piccoli è in media di 5-6. Il periodo di allattamento dei cuccioli è di circa 2-3 mesi, ma già al termine dei primo mese i piccoli di cinghiale iniziano a pascolare e grufolare sul terreno. Fino ai sei mesi i piccoli di cinghiale hanno il mantello striato, la maturità sessuale viene raggiunta a 10-16 mesi.La vita media del cinghiale è di 15-20 anni.

L'allevamento intensivo

 Buongiorno!
Servendoci ancora una volta di Wikipidia, abbiamo raccolto alcune importanti informazioni riguardo all'allevamento intensivo di animali e all'impatto ambientale che queste strutture comportano.

Con allevamento intensivo si intende un tipo di allevamento che utilizza tecniche industriali o scientifiche per ottenere la massima produzione con il minimo costo e utilizzando il minimo spazio, servendosi di macchinari e farmaci.
Le critiche di carattere generale provengono principalmente dal mondo animalista. Molti animalisti sostengono che negli allevamenti intensivi le condizioni di vita degli animali sono sensibilmente peggiori di quelle degli animali allevati in modo tradizionale. I movimenti animalisti hanno attaccato diverse pratiche in uso negli allevamenti, alcune delle quali sono state in seguito rese illegali in alcuni paesi. Per esempio, sono stati denunciati casi in cui gli animali subivano regolarmente amputazioni (come il debeaking), venivano cresciuti in ambienti talmente ristretti da causare atrofia muscolare, erano tenuti al buio per tutta la vita.
Sebbene gli allevamenti intensivi siano teoricamente adatti a conservare un maggiore livello di igiene rispetto al caso di animali cresciuti in natura, esiste il rischio che un uso eccessivo di farmaci (per esempio antibiotici) porti al diffondersi di nuove forme di batteri resistenti a tali medicinali. Il Center for Disease Control and Prevention statunitense stima che nel mondo, ogni anno, ci siano oltre 76 milioni di casi di malattie portate dal cibo da allevamento, e oltre 5000 morti.
A prescindere dall'eventuale diffondersi di malattie, molti critici sostengono che la qualità delle carni e degli altri prodotti realizzati tramite allevamento intensivo è di qualità inferiore rispetto a quello ottenuto con tecniche tradizionali, per vari motivi legati alla differente alimentazione e al diverso stile di vita degli animali stessi. Particolarmente criticato in questo senso è l'uso di farmaci volti a indurre lo sviluppo corporeo degli animali (per esempio ormoni). Questa pratica, vietata in Europa, è uno dei principali elementi differenziali tra l'allevamento intensivo americano e quello europeo.
Anche l'alimentazione degli animali degli allevamenti intensivi è stata spesso oggetto di attenzione e critiche. Per esempio, l'uso di farine di origine animale per nutrire le vacche è stato considerato fra le cause della diffusione del morbo della mucca pazza.
I rifiuti provenienti da enormi quantità di animali concentrati in aree relativamente piccole causano inquinamento delle falde acquifere, proliferazione di insetti e diffusione di cattivi odori nella zona circostante. I reflui (o effluenti) zootecnici sono ricchi di azoto e la loro dispersione nelle acque superficiali provoca gravi danni.
Al contempo, le attività legate all'allevamento su grande scala possono causare un depauperamento delle risorse naturali del territorio (soprattutto acqua, anche per i grandi consumi nel lavaggio delle pavimentazioni).

L'8 settembre 2008, Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, ha presentato a Londra un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l'impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”. In questo documento, l'economista indiano evidenzia che produrre 1 kg di carne ha enormi costi in termini ambientali: l'emissione di 36,4 chili di anidride carbonica, il rilascio nell'ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In termini di comparazione, produrre 1 kg di carne ha lo stesso impatto ambientale di un'auto media europea che percorre 250 chilometri. In riferimento al consumo idrico, Pachauri sostiene che per ottenere 1 kg di mais sono necessari 900 litri di acqua, per 1 kg di riso 3.000 litri, per 1 kg di pollo 3.900 litri, per 1 kg di maiale 4.900 litri e per 1 kg di manzo 15.500 litri di acqua. Inoltre, il 30% delle terre emerse ed il 70% delle terre agricole sarebbero destinate al settore zootecnico.

Ci riserviamo di approfondire alcuni aspetti di questo argomento nei prossimi giorni!
Grazie di averci visitato e buona domenica!
Eleonora